Uber si auto-promuove e boicotta lo sciopero dei trasporti

 

—  Roberto Ciccarelli, 30.3.2015”Il Manifesto”

Sharing Economy. La multinazionale: corse gratis a Milano durante la mobilitazione Usb-Cub contro il Jobs Act e per il welfare. Ieri il servizio taxi e noleggio auto ha annunciato la partnership con Expo 2015: "I principi di Uber sono ispirati alla sharing economy, alla collaborazione e all'efficienza dei servizi, i temi del padiglione americano"

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Sullo scio­pero dei tra­sporti locali indetto da Usb Lavoro Pri­vato e Cub Tra­sporti con­tro il Jobs Act, il taglio dei ser­vizi del wel­fare locale, il blocco del con­tratto da otto anni, il mono­po­lio della rap­pre­sen­tanza sin­da­cale e l’extralavoro pre­vi­sto per Expo, ieri a Milano si è avven­tata Uber. I pos­ses­sori di un biglietto dell’azienda dei tra­sporti mila­nese (Atm), oltre che di uno smart­phone, hanno potuto godere di una corsa gra­tis nelle auto della mul­ti­na­zio­nale dalle 18 alle 22. Secondo i sin­da­cati allo scio­pero hanno ade­rito il 50% dei lavo­ra­tori a Bolo­gna, il 40% nelle aziende napo­le­tane Anm e Ctt, il 30% a venezia-Mestre, il 37% delle vet­ture di turno a Roma.

Alla vigi­lia, l’aggressiva cam­pa­gna di mar­ke­ting del colosso ame­ri­cano aveva susci­tato una rea­zione della Cgil non certo con­ci­liante. «Fanno come i fasci­sti — ha detto Gio­vanni Mag­giolo (Unica Taxi Filt-Cgil) — che gui­da­rono i tram durante la guerra, con i tran­vieri in scio­pero. Una pro­po­sta bieca, tutto pur di farsi pub­bli­cità». «I cru­miri di #Uber come #fasci­sti sui tram » ha rin­ca­rato la dose ieri su twit­ter Gior­gio Cre­ma­schi. In una nota l’Unione Sin­da­cale di Base (Usb) ha par­lato di «vol­gare sabo­tag­gio» e «com­por­ta­menti pale­se­mente anti­sin­da­cali» da parte di Uber anche a Roma e Torino, un epi­so­dio già regi­strato ai danni degli auto­fer­ro­tram­vieri di Genova durante uno scio­pero dello scorso 10 marzo. Usb ha annun­ciato azioni per la difesa del «già pre­ca­rio diritto di scio­pero». Secondo il sin­da­cato Uber ha inne­scato una “guerra tra poveri” tra gli ope­ra­tori del ser­vi­zio taxi e ora con­tro i lavo­ra­tori del tra­sporto pub­blico locale.

Di tutt’altro avviso è la società di «ride sha­ring» che ha sede fiscale in Olanda. La gene­ral mana­ger di Uber-Italia, Bene­detta Arese Lucini, ha pre­sen­tato l’iniziativa come una «pro­mo­zione»: «Con lo scio­pero dei mezzi — ha spie­gato — le città diven­tano meno acces­si­bili e spo­starsi è quasi impos­si­bile. Con que­sta ini­zia­tiva abbiamo voluto fare la nostra parte per aiu­tare i mila­nesi a muo­versi in un momento di dif­fi­coltà». A parte il ten­ta­tivo di sabo­tare uno scio­pero nazio­nale di 4 ore, l’operazione ideo­lo­gica dell’azienda è insidiosa.

Uber ha giu­sti­fi­cato la sua azione in nome dell’«economia della con­di­vi­sione» (sha­ring eco­nomy). «Il nostro è un pro­getto ampio che favo­ri­sce la mobi­lità soste­ni­bile e inte­grata e pro­muove la sha­ring eco­nomy anche e soprat­tutto a Milano» ha aggiunto Arese Lucini. L’operazione è stata rece­pita su twit­ter, pro­ba­bil­mente da account di «influen­cer», a soste­gno del « libero mer­cato» con­tro i sin­da­cati e le «cor­po­ra­zioni» dei tas­si­sti che hanno già mani­fe­stato con­tro Uber a Torino, ad esempio.

L’economia della con­di­vi­sione, espres­sione ambi­va­lente con­ce­pita sia per con­di­vi­dere beni e ser­vizi in comune, sia per imple­men­tare un modello com­mer­ciale, è diven­tata l’occasione per acce­le­rare i pro­cessi di «deso­cia­liz­za­zione» e, nel caso dello scio­pero dei sin­da­cati di base, per pre­ca­riz­zare il diritto di scio­pero a difesa dei ser­vizi pub­blici e del wel­fare locale già dimez­zati dai tagli a cui sono costretti comuni e regioni dall’austerity. Ieri i cit­ta­dini sono stati gli invo­lon­tari pro­ta­go­ni­sti di un con­flitto tra orga­niz­za­zioni che difen­de­vano il wel­fare e un’azienda che agi­sce in uno sce­na­rio di accu­mu­la­zione capi­ta­li­stica, quella che lo stu­dioso Michael Bau­wens ha defi­nito «netar­chi­cal o distri­bu­ted capitalism».

Uno sce­na­rio nuovo che inter­roga anche le tra­di­zio­nali forme di mobi­li­ta­zione adot­tate dai sin­da­cati nel set­tore della mobi­lità, un bene comune molto importante.

A com­ple­tare un con­flitto ancora poco cono­sciuto in Ita­lia, ma pie­na­mente agente da almeno un anno, è giunta ieri una noti­zia più che signi­fi­ca­tiva: Uber è stato nomi­nato part­ner uffi­ciale per il tra­sporto delle per­sone al padi­glione sta­tu­ni­tense all’Expo 2015 dedi­cato al tema «Ame­ri­can Food 2.0: Uniti per nutrire il pia­neta». Il boi­cot­tag­gio dello scio­pero dei sin­da­cati di base è così diven­tato l’occasione per lan­ciare un’iniziativa pro-Expo.

Dopo Mc Donald’s e Coca Cola, un’altra mul­ti­na­zio­nale Usa si aggiunge al cor­redo degli spon­sor di un’esposizione che sovrap­pone i prin­cipi etici («nutrire il pia­neta» o i «beni comuni») con il capi­ta­li­smo «on demand» ispi­rato ad una ver­sione com­mer­ciale della «sha­ring economy».

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